Dagli Appennini al mare
| La meta finale del viaggio è il mare! |
"Tra il mare e il monte vi è uno stretto legame, quel legame che unisce l'una all'altra, le cose grandi.E chi sale un monte, prima di ogni altra cosa, cerca il mare. Triste è il monte che non ha vista sul mare."
Il nostro viaggio inizia dal Summer Ranch situato ad un'altitudine di circa 600 m nella splendida vallata in cui scorre il torrente Tidone, tra le pendici del monte Penice (1460 m) e la rigogliosa pianura del Po' e ci portera' in Liguria a Sestri Levante nota localita' balneare, ripercorrendo le antiche vie che solcavano i mercanti medievali per portare le preziose merci che giungevano nei porti liguri nell'entroterra. Alla partenza sono tutti euforici, la natura è rigogliosa e prorompente,
Ci abbassiamo di quota, dobbiamo svallare. Passiamo il letto del Tidone che ad Agosto è in secca, senza difficoltà, imboccando poi un sentiero in salita che ci farà immergere nei monti che abbiamo davanti. A metà crinale la Pianura Padana si spalanca davanti ai nostri occhi in tutta la sua poderosa vastità e linearità.
Cè una linea blu che infrange l' orizzonte. Non ci mettiamo molto a capire cosa sia. E' l'inquinamento delle città, delle fabbriche e delle auto che soffoca silenzioso e inesorabile gli abitanti di quella immensa piana. Ci sentiamo sollevati e liberi nel non essere laggiù. Sulla nostra sinistra ci accompagna già da un po' la sagoma di uno dei più antichi manieri della provincia di Piacenza la Rocca d' Olgisio. E' arroccato su una rupe come un nido d' aquila, silenzioso da millenni. Qui solo il rumore del vento è sovrano. Le pietre parlano di ciò che è stato, di valori forse perduti, di gesta epiche, di cavalieri e di dame. Lo spieghiamo agli altri, vogliamo che scoprano i luoghi e la storia delle terre che stiamo attraversando. Sembrano apprezzare. Per qualche giorno stanno lasciando dietro di loro la routine della propria vita. Sono felici.
Il bosco improvvisamente si fa meno fitto, ci stiamo affacciando alla lussureggiante Val Trebbia. Davanti a noi si staglia in tutta la sua prepotente maestosità la Pietra Parcellara, le forme di questo singolare bastione rivelano il loro notevole e raro interesse geologico. La Pietra è composta infatti da rocce chiamate ofioliti che sono ciò che rimane di un'antico fondo oceanico e trasferite sulla terraferma dagli intensi processi geologici responsabili della formazione degli Appennini. Qualcuno scende da cavallo e raccoglie come ricordo qualche frammento di queste strane rocce nere incuriosito dalla leggenda che narra come queste rocce fossero state scagliate dal demonio, inferocito per non essere riuscito ad impedire il passaggio di san Colombano diretto a Bobbio, per fondare il suo monastero e utilizzate, fin dal paleolitico, per la produzione di amuleti contro il pericolo dei fulmini e dei rettili. Divertiti, notiamo che quasi tutti stringono nella mano una piccola "Pietra del Diavolo" Riprendendo il cammino, dopo aver guadato le acque smeraldine del Trebbia, iniziamo l'ardua salita che ci portera' in quota sugli aspri e brulli pascoli del monte Aserei .Facilmente riconoscibili sul terreno, affiorano numerosi manufatti di selce, testimonianze di antichi campi di caccia mesolitici (8000-5000 a.C.).
Questi campi seguivano le migrazioni stagionali degli ungulati e si spostavano con essi lungo le antiche percorrenze di crinale.
L'eco dei campanacci delle mucche e il nitrire dalle giumente al pascolo che chiamano i loro puledri, ci circondano e ci inglobano in un mondo surreale.
Ci imbattiamo con notevole stupore in una grande festa in quota dove veniamo accolti e invitati a degustare gli ottimi vini locali e la prelibatissima torta di patate della val Nure. L'indomani il paesaggio si fa sempre più selvaggio ed il percorso sempre più impegnativo in quanto ci addentriamo sui ripidi versanti dell'Appennino ligure. Cavalchiamo su sentieri impervi, ma che ci danno accesso ai panorami mozzafiato della famosa riserva naturale del parco dell'Aveto. Entriamo nella fiabesca foresta delle Lame famosa per la presenza di alcuni laghetti glaciali,la cui origine è eccezionale per l'Appennino. All'interno della foresta sopravvivono specie vegetali e animali caratteristiche di latitudini circumpolari o delle più elevate vette alpine, qui insediatesi ai tempi dell'ultima glaciazione.
Risaliti al passo dell'Incisa, importante crocevia di sentieri e strade tra la Liguria e l'Emilia, ci dirigiamo verso il passo del Bocco percorrendo l'impressionante "strada megalitica" costellata da grandi lastre di rocce basaltiche verdi scure,
percorsa fin da tempi antichissimi dai Liguri Veleiati (gli Ambrones) che si dirigevano verso il Monte Penna, così chiamato in onore del dio Pen, ai piedi del quale sorgeva la foresta sacra di quel popolo, l'antico parco voluto per proteggere la selva della comunità.
Percorrendo la spettacolare faggeta del monte zatta, incontriamo un faggio imponente che sovrasta tutti gli altri, incuriositi ci avviciniamo. Si tratta di
"Faggio 40" un albero monumentale scelto come simbolo della regione e che deve il suo nome al fatto che durante una violenta tempesta salvò 40 persone riparandole sotto la sua estesa chioma.
Attraversiamo un tratto eccezionalmente panoramico sui rilievi della Liguria occidentale, e sull'affascinante golfo del Tigullio, in lontananza, si riesce a distinguere il profilo del monte di Portofino. Manca poco, ad un tratto tutti tacciono, siamo rapiti, guardiamo all'orizzonte, uno dei rapaci più belli e maestosi stà volteggiando sopra di noi, è l'aquila reale, un predatore che stava rischiando l' estinzione ma che fortunatamente stà ripopolando le nostre montagne e che ci regala con il suo volo un intensa sensazione di sogno e libertà.
IL profumo dell'acqua salmastra è ormai percettibile e la vista sul mare ci provoca emozioni non facili da descrivere e da dimenticare.


