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L'anello delle "Terre Alte"

Sul Monte Ebro, da cui si vede il mare nelle giornate limpide.
Sul Monte Ebro, da cui si vede il mare nelle giornate limpide.
Il nostro viaggio inizia dal Summer Ranch situato ad un’altitudine di circa 600 m nella splendida vallata in cui scorre il torrenteTidone, tra le pendici del monte Penice (1460 m) e la rigogliosa pianura del Po’e ci riporterà di nuovo qui dopo 5 giorni passati ad attraversare le leggendarie e ricche di storia “terre alte” situate nel punto di incontro delle 4 province Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria e 4 regioni Lombardia, Emilia, Liguria e Piemonte.

Siamo nella zona di Nibbiano, che, abitata fin dalla preistoria, assunse una certa importanza in epoca romana, quando si chiamava Curte Neblani. Durante l’epoca Carolingia la zona fu compresa fra i territori del Monastero di san Colombano di Bobbio.

Nibbiano divenne cosi un frequente mercato collocato lungo una variante della via Francigena,una stazione di posta tra diverse valli. Questa posizione lo rese un castello di grande importanza strategica, nodo commerciale battuto anche dai pellegrini.

I cavalieri si prepararano a scendere al Monte Chiappo
I cavalieri si prepararano a scendere al Monte Chiappo
Strade, vie, antiche mulattiere che anche noi come i mercanti e i cavalieri medievali stiamo per attraversare.

Alla partenza sono tutti euforici, la natura è rigogliosa e prorompente, ci abbassiamo di quota, dobbiamo svallare. Passiamo il letto del Tidone che è in secca, senza difficoltà, imboccando poi un sentiero in salita che ci farà immergere nei monti che abbiamo davanti.

Da qui in poi la salita sarà ardua, in due giorni raggiungeremo i 1700 metri di quota.

I nostri cavalli faticano, ma sono molto allenati e generosi. Noi li ripaghiamo non forzando troppo le andature e con qualche sosta ristoratrice.

Tre amazzoni affiatate quanto le loro tre cavalle!
Tre amazzoni affiatate quanto le loro tre cavalle!
La comoda strada bianca che ci ha regalato scorci meravigliosi sulla valle sta diventando sempre più piccola ed impervia. Poco dopo infatti entra in un bosco ed assume a tratti le fattezze di mulattiera. L’ombra delle robinie, dei castagni e delle roverelle ci ristora dal sole precedente e il magico silenzio è rotto solo dal tambureggiare ritmico del picchio muratore o dalla vigorosa melodia della cinciallegra.

Anche noi quasi in segno di rispetto stiamo in silenzio, non vogliamo rompere l’incantesimo che la natura ci dona.

Siamo felici. Ed anche i cavalli lo sono. Lo si percepisce dal loro atteggiamento giocoso e disponibile.

Ad un tratto il bosco si fa meno fitto e qualche raggio di sole penetra tra le foglie.

Nella faggeta di Pietra Gavina.
Nella faggeta di Pietra Gavina.
Ne usciamo. Il sentiero ritorna ad essere un assolata strada bianca che dopo qualche minuto ci conduce per una breve sosta al Giardino Alpino di Pietra Corva, importante orto botanico che racchiude rare specie vegetali tipiche delle principali catene montuose di tutto il mondo.

L’affascinante sperone roccioso che sovrasta il giardino cattura l’attenzione di tutti, è infatti di un colore scurissimo, quasi nero e diverso da tutte le rocce vicine.

La Pietra è composta, spieghiamo ai nostri cavalieri, da rocce chiamate ofioliti che sono ciò che rimane di un antico fondo oceanico e trasferite sulla terraferma dagli intensi processi geologici responsabili della formazione degli appennini.

Qualcuno scende da cavallo e raccoglie come ricordo qualche frammento di queste strane rocce nere incuriosito dalla leggenda che narra come queste rocce fossero state scagliate dal demonio, inferocito per non essere riuscito ad impedire il passaggio di san Colombano diretto a Bobbio a fondare il suo monastero e utilizzate, fin dal Paleolitico, per la produzione di amuleti contro il pericolo dei fulmini e dei rettili.

Divertiti, notiamo che quasi tutti stringono nella mano una piccola

“pietra del diavolo”

Ci addentriamo di nuovo in un bosco simile a quello precedente ma piu fresco e ombreggiato, cavalli e cavalieri incominciano ad apprezzare la frescura di questa altitudine. Risalite quelle che di inverno sono piste da sci finalmente arriviamo al passo del Penice. Siamo molto affamati. Ci dirigiamo verso la baita dove ci tuffiamo su dei piatti di gustosa polenta con cinghiale, capriolo, funghi,formaggi e dell’ottimo vino. Rifocillati e riposati ripartiamo con molto entusiasmo.

Percorrendo un tratto molto panoramico siamo meravigliati, quasi attoniti per quello che il paesaggio ci offre, una valle tortuosa e stretta serrata tra pareti ripide e boscose, con notevoli strapiombi cui si alternano vallate ampie e verdeggianti.

Cavalli e cavalieri in sosta al guado.
Cavalli e cavalieri in sosta al guado.

Siamo rapiti dalla sagoma del Trebbia che laggiù scorre inesorabile e lento. E’ lui l’artefice di questa meraviglia .

I boschi rigogliosi hanno ceduto il passo ad improvvise radure chiare di sole e di cielo, colorate e profumate di fiori.

Sostiamo brevemente al passo del Brallo da dove proseguiamo per raggiungere le alte vette del monte Lesima (1724) che ci offrirà una vista panoramica meravigliosa.

Secondo la leggenda questa vetta deve il suo nome al condottiero Annibale: questi infatti salitovi per osservare le truppe romane nemiche vinte al Trebbia nel 218 a.C.,si ferì ad una mano; da qui lesa manu deriverebbe il nome.

Dal monte Lesima, per una giornata intera cavalchiamo lungo gli alti crinali dei monti Chiappo ed Ebro dalle cui cime si gode di scenari maestosi che spaziano nelle gionate limpide dal Mar Ligure alla catena delle alpi.

Siamo finalmente giunti nelle “terre alte”, lo spettacolo lascia tutti senza fiato.

IMG_0628
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In passato questo era un crocevia fitto e importantissimo, poiché attraversato dalla via del sale; i suoi sentieri vennero infatti battuti dagli zoccoli dei muli diretti verso il mare.

E’ proprio sulla antica via del sale lombarda che proseguiamo il nostro viaggio, attraversando il misterioso Monte Bogleglio sul quale secondo la leggenda in una notte di settembre gli spiriti, con un lumino in mano si danno convegno per celebrare una strana e lugubre processione. Lo raccontiamo, infondendo un’alone di timore nel nostro seguito.improvvisamente l’andatura si fa piu sostenuta… .

Giungiamo a Varzi, importante centro commerciale medioevale, dotato di castello e cinto da mura per offrire un sicuro albergo ai commercianti. Da qui la via del sale continuerà diramandosi verso la pianura.

Stiamo quasi per chiudere il nostro anello. Percorriamo una mulattiera, ha conservato il suo carattere arcaico, le pietre sembrano raccontarci di un epoca ormai perduta travolta dall impetuoso prorompere del nuovo.

All’orizzonte scorgiamo il profilo amato dei nostri monti. Siamo a casa.

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